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Un pò di storia su ... - Iconografia e Venerazione dei santi Cosma e Damiano

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Patroni di Alberobello
Patroni di Alberobello
Centro Studi Internazionali Pierre Julien
titolo del sito del comitato feste patronali di Alberobello
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ICONOGRAFIA E VENERAZIONE DEI SANTI MEDICI COSMA E DAMIANO

Un pò di storia su ...

Un po’ di storia sul culto dei santi Cosmo e Damiano
Nella sua bella opera Il culto dei SS Cosmo e Damiano nella Chiesa Parrocchiale di Alberobello (3) il Nostro Domenico Morea, illustrando l’origine storica del culto dei Santi Medici, scrive: “Io mi penso che le origini vere del culto dei Santi Cosmo e Damiano nella nostra Terra le sappiate poco o malamente... quelle notizie abbiamo divisato di narrarvele noi, così come le abbiamo pazientemente raccolte, sia interrogando i più capaci dei nostri vecchi, sia frugando qua e là nelle memorie del tempo” (4). Secondo Morea il culto dei santi Cosmo e Damiano è assai più remoto del riconoscimento di Alberobello come Città regia avvenuta nel maggio del 1797.
Abbiamo vestigia di questo antico culto già a partire dal 1609, perché come asserisce Pietro Gioia nella sua opera Conferenze istoriche (5) una rustica Cappella già ci doveva essere in quel tempo. E quella modesta Cappella era stata eretta in quel luogo medesimo ove sorge ora la nostra Chiesa parrocchiale. E in quella prima chiesetta si riunirono a compiere i loro atti di religione e di pietà i nostri antichi progenitori. Davanti a quella porta della chiesetta che guarda ad Occidente – scrive Morea – sorgeva un grande e maestoso olmo e seduti su quel muricciolo i nostri villici erano ad aspettare il prete nei dì festivi che doveva dire Messa. In quella piccola chiesetta a parere di qualche anziano – riporta Morea – sembra che ci fosse stato un dipinto della Madonna delle Grazie e ricorreva l’anno 1637. Dei santi Cosmo e Damiano non vi è ancora un indizio. I primi elementi li troveremo nel 1635 e da quella data dobbiamo partire.

Religione e Politica sono parte integrante della nostra identità storica e il nostro cuore nel profondo batte all’unisono col senso del sacro, interpretato da questi “atleti” della fede. La storia della nostra comunità si può leggere anche attraverso lo spirito religioso, la “pietas” cristiana, il principio dell’apostolato e della comunione liturgica e il culto dei santi Cosmo e Damiano. È una forma particolare di storia religiosa che s’interseca con la “storia dei costumi” di un popolo, con l’antropologia storica1, come storia dei comportamenti, delle abitudini mentali, dei flussi di coscienza, assimilati e interiorizzati dalla società nel corso del tempo. Anche la storia della mentalità di un popolo, sedimentata attraverso l’analisi delle “strutture mentali” e della “visione del mondo”, cristallizzata e stratificata nella coscienza psichica del fedele, immagazzinata e nascosta in una memoria collettiva profonda, saranno oggetto di questo studio. Ricerca del sottofondo di saggezza antica: non verità atemporale, bensì saggezza empirica che regola i legami sociali della collettività umana con la natura, con la vita, con la morte, con i Santi, con Dio e l’aldilà. In quest’ottica lo studio del culto dei Santi Medici è parte sostanziale della storia e dell’identità del popolo della Selva.


Giovan Girolamo II e l’origine del culto dei Santi Medici
  Possedeva la Contea di Conversano in quel tempo, in qualità di Dominus assoluto della Selva, Gian Girolamo II, nono Conte del casato Acquaviva d’Aragona6, uno strano impasto – scrive Morea – come se ne riscontrano spesso nella storia di quei feudatari, di virtù e di vizi, di pietà religiosa e di raccapricciante ferocia7. Tralasciamo il giudizio storico dato su Gian Girolamo da storici a lui contemporanei o da studiosi dell’Ottocento o quelli di oggi e concentriamoci sulla genesi storica del culto dei nostri Santi Protettori. Morea annota nella sua opera: “Ho sotto gli occhi un’antica carta bambagina, senza data, senza nome, che ho trovato involta nelle pieghe di una bolla di Papa Urbano VIII, dicembre 1637... In essa, mentre si ripete tutto quello che il Conte Gian Girolamo ebbe fatto a pro del Monastero (di Conversano), si legge ancora: tutto questo il Conte avea fatto, forse per uno speciale miracolo avuto dai SS. Cosmo e Damiano” (8).
Ma quale fosse questo miracolo non si sa. Infatti la devozione del Conte verso quei Santi non venne meno, neppure quando egli edificò all’estrema punta settentrionale della sua “casina” ad Alberobello un piccolo oratorio che aveva l’uscio lungo la strada dove Giangirolamo volle collocare un dipinto in tela su cui era effigiata nel mezzo la Vergine di Loreto, e ai due lati accanto, i SS. Martiri Cosmo e Damiano. Le immagini dei Santi poste a venerare nel piccolo Oratorio della casa di Alberobello confermano una volta di più la viva devozione di Giangirolamo verso quei Santi. Il 27 settembre di ogni anno si soleva celebrare la festa dei SS. Cosmo e Damiano e come avveniva nel Tempietto restaurato del Monastero di S. Cosmo di Conversano, altrettanto accadeva anche nell’Oratorio semiprivato di Alberobello. La si solennizzava con tanta gioia sia che si trovassero i Conti a cacciare nella Selva o che la loro casa abitassero gli amministratori od i fattori, sempre in quel giorno e in quella casa vi era un convenio di civili persone venute da tutti i luoghi dei dintorni come a condividere la felicità e la devozione del Conte (9). È agevole, pertanto – annota Morea – il dedurre che la devozione del Conte verso i SS. Medici dovesse essere divisa con i suoi coloni e che alle feste che Giangirolamo per proprio conto solennizzava il 27 settembre dovessero prendere parte, come in una festa di famiglia anche i villici della Selva. Il culto dei SS. Medici in Alberobello nacque dunque e crebbe nella Chiesetta od Oratorio del Conte (10). Ciò è anche confermato da un particolare riferito da tutti i nostri vecchi, cioè che, a memoria loro, e a quella dei loro padri, prima che fossero costruite le statue dei SS. Cosmo e Damiano, era appunto il quadro dell’Oratorio del Conte quello che i nostri villici recavano devotamente in processione per le vie campestri dell’antica Selva (11).


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