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1797 - Iconografia e Venerazione dei santi Cosma e Damiano

titolo del sito del comitato feste patronali di Alberobello
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ICONOGRAFIA E VENERAZIONE DEI SANTI MEDICI COSMA E DAMIANO

1797

La dimensione del sacro nel culto dei Santi Medici
di
Angelo Panarese


E venne il 1797

   E venne il 1797, epoca fondamentale per la breve e umile nostra storia, anno che diede inizio, col famoso reale dispaccio, alla nostra storia civile e politica, al riconoscimento di Alberobello come “città regia” e alla liberazione dal servaggio feudale. I nostri storici locali, da Angelo Martellotta a Italo Palasciano, sulla scia di Pietro Gioia, a lungo hanno esaminato quella fase storica, piena di conflitti, di scontri, di lotte terribili e di rivoluzioni e, quindi, è inutile rievocare quelle vicende, ma è necessario concentrarsi di più sulle questioni religiose che rimandano al culto dei Santi Medici. Infatti nel reale dispaccio del 1797 si stabilisce esplicitamente che era volontà di S. M. che, oltre al Governo Civile, come l’hanno gli altri Paesi ed Università di quella Provincia e del Regno, in quella popolazione, vi sia un Parroco per l’Amministrazione dei Santissimi Sacramenti, con tutte le facoltà proprie dei Parrochi senza alcuna dipendenza della Chiesa e Parrocchia delle Noci; e che a tale effetto il Vescovo di Conversano, nella di cui Diocesi è quella Popolazione, proceda nelle forme di legge e canoniche alla erezione di tale parrocchia con provvederla di un Parroco atto, e idoneo da eliggersi precedente concorso, secondo il prescritto nel Concilio Tridentino, ed uniformemente alle leggi del Regno...(19). E, infatti, il primo Arciprete Parroco di Alberobello, nelle forme stabilite dal Tridentino e con bolla del 19 aprile 1814, in persona del più colto e morigerato e ricco prete del luogo, fu il sacerdote Vitonofrio Lippolis. In seguito alla prima Restaurazione borbonica del 1815, fu siglato nel 1818 il Concordato tra il papa Pio VII e re Ferdinando I del Regno delle Due Sicilie, dove in virtù di questa intesa tra Stato e Chiesa le parrocchie del Reame, la cui popolazione non superasse le cinquemila anime, avrebbe avuto diritto a una congrua non inferiore a centocinquanta ducati annui. Con l’elevazione a Comune dell’antica Selva e la creazione di una Parrocchia propria e indipendente, il culto dei SS. Medici Cosmo e Damiano ebbe, come era da aspettarselo, maggiore incremento e splendore. Crebbe in breve tempo il numero dei sacerdoti, così che a inizio del secolo diciannovesimo se ne contavano ventiquattro. La chiesa intanto ingrandita, come abbiamo detto in precedenza, nel 1784 andò, a sua volta, arricchendosi di decoro con un organo, con paramenti sacri e si decise di sostituire una piccola campanella con un’altra più grande. Ora verso il 1820 si pensò ad avere due campane ben più grandi, che gli antichi progenitori ricordano di essere state fuse qui stesso, in due fornaci piantate presso l’olmo vicino la chiesa. Anzi – ricorda Morea – riportando un particolare commovente: mentre le fornaci ardevano, parecchi degli avoli nostri, con slancio di devozione, venivano e vi gettavano dentro dei pezzi di monete in argento, tarì, carlini, piastre, colonnati, per mescolarli e fonderli insieme nella massa del bronzo; e le donne che o non avevano moneta, o volevano altrimenti superare i loro uomini, si strappavano dal petto e dal corpo le ciarpe e gli spadini d’argento e li gettavano dentro ugualmente (20).

    In seguito, nel settembre del 1877, un’altra campana del peso di cinque quintali fu fatta costruire dalla ditta Olita di Lecce, a spese di Paolo Antonio Giuliani di Martina Franca, per la grande devozione che aveva costui nei confronti dei santi Cosmo e Damiano. Infine nel 1806, Francesco Sportelli, con testamento del notaio Perrini, debitamente riconosciuto dal Governo di Giuseppe Bonaparte, legò egli per primo, alla chiesa parrocchiale un capitale di ducati quattrocentocinquanta, da utilizzare per il culto del Santissimo Sacramento e per le altre necessità della chiesa. Inoltre, nel 1824, grazie alla pietà e allo zelo dei più agiati cittadini, si decise di creare una Confraternita intitolata al Santissimo Sacramento, che ottenne il riconoscimento formale col Regio decreto del 6 giugno 1806. Alcuni anni dopo, nel 1839, crescendo sempre più la devozione verso i santi Cosmo e Damiano, gli uomini più fedeli e facoltosi, si riunirono e fondarono un’altra Confraternita dal titolo dei Santi Medici che ebbe pur essa il legale riconoscimento il 22 dicembre 1840. Entrambe le Confraternite, dopo pochi anni dalla loro fondazione, eressero i loro particolari oratori. Infine, è degno di nota il Rescritto pontificio (decisione dell’autorità ecclesiastica) del 22 maggio 1854 che riconobbe pienamente il culto dei Santi Medici, la data di celebrazione dello stesso il 27 settembre e che in quell’occasione a tutti i fedeli che partecipavano ai riti fosse accordato il gran beneficio dell’indulgenza plenaria.

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