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chiesetta - Iconografia e Venerazione dei santi Cosma e Damiano

titolo del sito del comitato feste patronali di Alberobello
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ICONOGRAFIA E VENERAZIONE DEI SANTI MEDICI COSMA E DAMIANO

chiesetta

La dimensione del sacro nel culto dei Santi Medici   
di
Angelo Panarese



Una rustica chiesetta e le prime immagini dei Santi

    Col passare del tempo crebbe il numero dei villici e l’Oratorio del Conte divenne troppo angusto per celebrare la festività dei Santi Medici e allora quei buoni rustici – come scrive Morea – con religioso ardimento la fecero propria e dal 1694 i Santi erano venerati già nella Chiesetta della Villa, anzi la Chiesetta era intitolata ai loro nomi. Ora è agevole pensare che una volta dedicata la rustica Chiesetta ai due Santi martiri, un qualche simulacro o immagine ci dovesse stare per esservi venerati. Ma ricorda Morea che sino a pochi anni dietro, sulla parte settentrionale, dov’è il Coro, nella Chiesa Matrice, c’era appeso un quadro alto tre metri, largo due metri e quaranta, di cui i brani restano ancora, quadro di povero ed ignoto autore... Vi si scorge nel mezzo la Vergine Immacolata, e dal lato dritto di Lei, i SS. Cosmo e Damiano; dal sinistro, S. Giuseppe, Sposo di M. V., e San Francesco di Paola. Sarebbe questo – si chiede Morea – il primo quadro dei SS. Medici, venerato nella loro Chiesetta dai nostri villici? Non sembra – asserisce Morea – quantunque di altri più antichi non ci sia memoria; non sembra – egli argomenta – perché la piccola chiesetta che, sino al 1725 fu ampliata e rifatta la prima volta, si stendeva in lungo da est ad ovest, di soli metri 8,45, e in largo, da sud a nord, in metri 4,60; e la volta era proporzionalmente bassa, come se ne vedono di quelle volte in altre simili rustiche chiesette dell’agro Martinese e Monopolitano che ci stanno intorno. Resta dunque a pensare che la prima immagine dei due Santi venerata dai villici nella loro Chiesetta sia stata una così piccola e povera cosa che, avutane un’altra più grande e, a loro parere più degna, quei cari nonni non curarono di conservarcela, quando a noi invece sarebbe riuscita carissima.

Si sa soltanto che nell’anno 1725 (data incisa sul vecchio fronte della presente Chiesa), crescendo il numero degli abitanti della Selva, questi sentirono il bisogno di allargare la loro piccola chiesetta. E, fatta una colletta fra loro, com’era consuetudine in quei tempi, l’ampliarono e quasi la rifecero daccapo, abbattendo le vecchie volte e delle vecchie fabbriche conservando solo i modesti
muri paralleli da sud a nord. Quei muri spinsero verso nord per altri sei metri e di metri cinque e sessantacinque allargarono verso sud, dove sul davanti realizzarono un quadrato cinto da un tale muricciolo così da formare un vestibolo, e questo vestibolo, in memoria delle antiche immunità concesse alle Chiese, chiamarono Salvo. Il Salvo si trovava in alto rispetto al livello della strada e vi si ascendeva da tre lati (quasi come oggi) per scalinate modeste e anche pericolose. In questo modo, portato a termine l’ampliamento, la parte d’ingresso della Chiesa, che prima era rivolta verso ovest, si trovò spostata lungo la direttrice che portava alla casa del Conte, situata verso sud. La Chiesa e il Palazzo del Conte, distanti tra loro appena trecento metri, rappresentavano i Simboli del Potere, quello religioso e quello feudale, fino alla fine del Settecento (1797), quando Alberobello diventerà “città regia” e otterrà, grazie a Ferdinando IV, la liberazione dal servaggio feudale. Lungo quell’asse stradale (oggi corso Vittorio Emanuele) sorsero delle costruzioni a trullo e delle case palazziate, espressione urbanistica della nascente borghesia agraria e possidente. Quell’asse viario, nel corso dell’Ottocento, con la realizzazione del Palazzo comunale, divenne il centro del Potere civile e religioso in cui tutto si decideva per il bene della comunità. Tuttavia i villici di quell’epoca fecero anche di più. Le volte della chiesetta, già tanto basse, slanciarono verso l’alto, come oggi le vediamo. Moltiplicarono all’interno della chiesa gli altari e tutte le pareti interne della nuova chiesa furono abbellite di pitture e, infine, posero sull’altare maggiore il quadro della Vergine Immacolata e dei santi Cosmo e Damiano, di cui abbiamo parlato in precedenza.

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