Cosimo Bertacchi (Condove 1854 - Condove 1945)
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Ben indovinato fu quindi l'invito del Rettore Morea al Geografo Bertacchi nel fargli conoscere Alberobello, essendo il Bertacchi scienziato, poeta, scrittore, e, pertanto, ne avrebbe potuto essere un valido e autorevole araldo. Egli infatti non dimentico mai, nella sua lunga vita, la Puglia ... e la nutrita schiera di amici pugliesi, alle une e agli altri rese omaggio con sonetti sentiti, spontanei e belli, dai titoli: Peucezia, Daunia, Japigia, Alberobello, Altamura, Taranto, Mons. Morea e altri.
Con quell'amore per i cari luoghi pugliesi, col quale aveva iniziata la sua carriera professionale, con lo stesso egli volle ehiuderla, tornando in Puglia nel 1924 e percorrendola in lungo e in largo onde preparare la nuova edizione del volume della U.T.E.T. sulla Puglia. E rivide, il primo maggio di quell'anno, entusiasticamente accoltovi, la sua Città Singolare, che già, l'undici febbraio antecedente, gli aveva conferito, per unanime volontà del popolo e delle Autorità, la cittadinanza onoraria ed aveva inoltre apposto il suo nome ad una delle sue vie.
Il curriculum della vita scolastica del Bertacchi si svolse poi da Roma a Messina, dove passò nell' insegnamento universitario e vi continuò in Palermo, Bologna, Torino, nella quale ultima insegnò per 11 anni e vi fu giubilato nel 1924.
Patriota fervente, egli fu costante apostolo della Geografia Coloniale e infaticabile organizzatore dei Congressi Geografici indetti dalla Reale Società Geografica Italiana. Scrittore di sorprendente operosità, pubblicò articoli vari, memorie e note geografiche di speciale interesse, opere scientifiche di considerevole mole, quali: Geografi ed Esploratori Italiani Contemporanei, Viaggi di Ed. Foà nella Birmania, Stati dell'Asia Orientale, ecc.; e spesso liriche descrittive o ispirate ad argomenti scientifici; quale: La trilogia dell'atomo. Lungo sarebbe l'elenco completo delle sue opere, che tralasciamo per amore di brevità e per non esorbitare dal nostro particolare interesse pugliese.
Visse 91 anni e, quasi cieco, ma con lucida intelligenza, dettava pur cosi vecchio alla figlia adottiva Amalia, appunti geografici e splendidi versi. Nell'aprile 1945, carico di anni e di onori, chiuse la sua laboriosissima giornata nel villaggio di Giaveno, dove si era rifugiato quale sfollato di guerra da Torino e da Condove.