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Giangirolamo - Iconografia e Venerazione dei santi Cosma e Damiano

titolo del sito del comitato feste patronali di Alberobello
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ICONOGRAFIA E VENERAZIONE DEI SANTI MEDICI COSMA E DAMIANO

Giangirolamo

La dimensione del sacro nel culto dei Santi Medici
di
Angelo Panarese



Giovan Girolamo II e l’origine del culto dei Santi Medici

   Possedeva la Contea di Conversano in quel tempo, in qualità di Dominus assoluto della Selva, Gian Girolamo II, nono Conte del casato Acquaviva d’Aragona (305), uno strano impasto – scrive Morea – come se ne riscontrano spesso nella storia di quei feudatari, di virtù e di vizi, di pietà religiosa e di raccapricciante ferocia (307). Tralasciamo il giudizio storico dato su Gian Girolamo da storici a lui contemporanei o da studiosi dell’Ottocento o quelli di oggi e concentriamoci sulla genesi storica del culto dei nostri Santi Protettori. Morea annota nella sua opera: “Ho sotto gli occhi un’antica carta bambagina, senza data, senza nome, che ho trovato involta nelle pieghe di una bolla di Papa Urbano VIII, dicembre 1637... In essa, mentre si ripete tutto quello che il Conte Gian Girolamo ebbe fatto a pro del Monastero (di Conversano), si legge ancora: tutto questo il Conte avea fatto, forse per uno speciale miracolo avuto dai SS. Cosmo e Damiano” (308). Ma quale fosse questo miracolo non si sa. Infatti la devozione del Conte verso quei Santi non venne meno, neppure quando egli edificò all’estrema punta settentrionale della sua “casina” ad Alberobello un piccolo oratorio che aveva l’uscio lungo la strada dove Giangirolamo volle collocare un dipinto in tela su cui era effigiata nel mezzo la Vergine di Loreto, e ai due lati accanto, i SS. Martiri Cosmo e Damiano.

Le immagini dei Santi poste a venerare nel piccolo Oratorio della casa di Alberobello confermano una volta di più la viva devozione di Giangirolamo verso quei Santi. Il 27 settembre di ogni anno si soleva celebrare la festa dei SS. Cosmo e Damiano e come avveniva nel Tempietto restaurato del Monastero di S. Cosmo di Conversano, altrettanto accadeva anche nell’Oratorio semiprivato di Alberobello. La si solennizzava con tanta gioia sia che si trovassero i Conti a cacciare nella Selva o che la loro casa abitassero gli amministratori od i fattori, sempre in quel giorno e in quella casa vi era un convenio di civili persone venute da tutti i luoghi dei dintorni come a condividere la felicità e la devozione del Conte (309). È agevole, pertanto – annota Morea – il dedurre che la devozione del Conte verso i SS. Medici dovesse essere divisa con i suoi coloni e che alle feste che Giangirolamo per proprio conto solennizzava il 27 settembre dovessero prendere parte, come in una festa di famiglia anche i villici della Selva. Il culto dei SS. Medici in Alberobello nacque dunque e crebbe nella Chiesetta od Oratorio del Conte (310). Ciò è anche confermato da un particolare riferito da tutti i nostri vecchi, cioè che, a memoria loro, e a quella dei loro padri, prima che fossero costruite le statue dei SS. Cosmo e Damiano, era appunto il quadro dell’Oratorio del Conte quello che i nostri villici recavano devotamente in processione per le vie campestri dell’antica Selva (311).

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