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Lino Temperini, Il santuario dei santi ... - Iconografia e Venerazione dei santi Cosma e Damiano

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Centro Studi Internazionali Pierre Julien
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ICONOGRAFIA E VENERAZIONE DEI SANTI MEDICI COSMA E DAMIANO

Lino Temperini, Il santuario dei santi ...

l Centro Studi Internazionale Pierre Julien è l'organismo creato dalla comunità dei fedeli della basilica dei Santi Medici di Alberobello per promuovere, con metodo scientifico, ricerche e studi su santi Cosma e Damiano.

Compito del Centro Studi è quello di creare una seria informazione di animatori di cultura sacra, destinati ad accogliere e ad esaudire la voglia di conoscenza soprattutto di coloro che si affacciano per la prima volta nel tempio di Dio e in particolare di chi vi mette piede per sempre. Non si dimentichi che periodicamente la chiesa è meta di pellegrini russi, guidati dai pope, che, dopo aver pregato, chiedono ed ottengono di baciare le sacre reliquie. Accogliere anche quei pellegrini significa far giungere lontano la voce di questi nostri luoghi.
Tra le funzioni il Centro Studi avrà il compito di promuovere le figure animatrici, di cercare forme di collaborazione esterna alla città e nel nome di Cosma e Damiano favorire nuovi pellegrinaggi; dunque, non semplice informazione, ma azioni di rinascita e di sviluppo della cultura agiografica confrontandosi con altri studiosi.
SOMMARIO


        LINO TEMPERINI
         - Il santuario dei santi medici Cosma e Damiano a Roma celebra ormai 1500 anni


      

Gli Atti e le Passioni dei martiri dei primi secoli del cristianesimo sono ricostruiti in base alla consultazione degli archivi, alla visura
storica di lapidi con iscrizioni e alle dichiarazioni di testimoni oculari. Sono resoconti di processi e di esecuzioni a motivo della fedeltà a Cristo. Spesso non si tratta di documenti ufficiali della magistratura imperiale, ma soprattutto di ricostruzione agiografica per celebrare l’eroismo dei martiri e proporre ai fedeli battezzati la forza viva della loro testimonianza.
Il redattore si riferisce a fatti e ricordi obiettivi che ripropone con arte e devozione per trasformare la cronaca in messaggio spirituale. Il termine Acta martyrum vuole esprimere le gesta che riguardano il martirio, mentre la parola Passiones significa le sofferenze inflitte a causa della fede cristiana. Con tale semantica questo termine figura già nel concilio di Ippona del 393, dove si raccomanda di leggere in chiesa le Passiones martyrum. Infatti la “Passio” del martire evoca una certa somiglianza con la “Passione” di Gesù Cristo.
I medici Cosma e Damiano (e i loro fratelli Antimo, Leonzio ed Euprepio) furono martirizzati il 26 settembre del 303 e sepolti a Egea di Cilicia. La persecuzione, voluta dall’imperatore Diocleziano fin dal 284, fu ampia e capillare. L’ era dei martiri, iniziata a Gerusalemme dopo la lapidazione di Stefano, raggiunse il suo vertice. Ci furono migliaia di martiri ovunque. Padri e madri di famiglia, ragazze e ragazzi, militari, sacerdoti, vescovi e papi. Ogni singolo martirio è un fatto straordinario, che sprigiona un messaggio eccezionale!
L’ Apocalisse, l’ultimo libro del Nuovo Testamento, è soprattutto dedicato alla gloria di «coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide, con il sangue dell’Agnello» (Ap 7,14).
Cosma e Damiano avevano appreso la professione medica e ad Egea, loro terra natale, esercitavano la loro con successo. Numerosi
pazienti si rivolgevano a loro con fiducia. Servivano i poveri gratuitamente. Per tale motivo erano definiti anàrgiri, senza denaro.
Mentre curavano i mali fisici, erano anche premurosi di porgere il messaggio cristiano: indirizzavano i malati verso Cristo salvatore, medico supremo e speranza certa nelle sofferenze. In alcuni casi, il potere taumaturgico concesso loro da Dio integrava la competenza dei fratelli medici, i quali ottenevano guarigioni straordinarie. Gli agiografi ricordano la guarigione di ciechi, sordi, muti, zoppi, lebbrosi, mutilati, ...
Si parla perfino del trapianto di una gamba cancerosa, felicemente riuscito. Ricorda questo prodigio Jacopo da Varazze nella famosa Legenda Aurea (vedi La Festa, anno XXII, n. 22, pp. 9-12). I Santi Medici non disdegnavano neppure di fungere da veterinari
e guarivano anche gli animali. È rimasto noto il cammello, guarito a suo tempo da una frattura al piede, il quale parlò dopo la morte dei due fratelli medici, dando istruzioni sulla loro sepoltura.
La storia del loro martirio, narrata dalle agiografie e immortalata da cicli pittorici, è veramente drammatica. Dopo il martirio, Cosma e Damiano continuarono con più efficacia la cura dei malati, afflitti da varie sofferenze. La fama del loro potere taumaturgico ispirava sempre di più la speranza dei malati e dei poveri.
Dopo il Decreto di Costantino (nel 313), il culto dei Santi Medici si diffuse rapidamente a vasto raggio, in Oriente e in Occidente.
Ovunque sorgono templi e santuari in onore di questi santi taumaturghi.
Il primo santuario fu eretto a Cirro, dove, per volere del vescovo Teodoreto (393-466), erano state traslate le reliquie dei Santi Medici. Presto i luoghi di culto diventeranno centinaia.
Teodoreto di Cirro fu monaco, poi vescovo dal 423. Scrisse la Historia religiosa con il profilo di trenta asceti cristiani.
Riguardo ai Santi Medici si cominciò a raccogliere le varie testimonianze storiche ed epigrafiche, presero vita narrazioni popolari, si adornarono le loro sepolture con fiori e lampade, si celebravano i loro anniversari (dies natalis), si cercavano le loro reliquie (Vedi la revisione critica dei Bollandisti in: Acta Sanctorum, septembris tomus VII, Parisiis et Romae 1867, pp. 400s.). I nomi dei martiri venivano annotati nei calendari, poi in appositi Martirologi.

Il nostro sguardo ora si volge a Roma, allora città famosa per la gloria dell’Impero romano. Nell’Urbe esistevano molte ragioni che
reclamavano la presenza dei Santi Medici martiri. Nel cuore di Roma antica, tra il Colosseo e il Campidoglio, lungo la famosa Via Sacra, sorgeva intatto un ampio edificio rettangolare, già “Bibliotheca pacis”, parte importante del Forum pacis (Colosseo, Templum pacis, Bibliotheca pacis). L’ edificio era molto alto e illuminato da 15 finestre per agevolare la lettura dei rotoli. Immerso in un grandioso contesto architettonico ormai abbandonato (dopo la caduta dell’Impero d’Occidente nel 476), si prestava assai bene per fungere da tempio cristiano.
Avuto il consenso dai Goti di Teodorico e poi di sua figlia Amalasunta, nell’anno 526 papa Felice IV autorizzò la “conversione” della Biblioteca romana in Chiesa cristiana, dedicata ai santi medici Cosma e Damiano.
Furono molte e convergenti le ragioni per le quali il papa dedicò questa grande Basilica ai Santi Medici nel cuore storico di Roma.

Ne segnalo alcune.
Nella «Bibliotheca pacis», non solo deposito di documenti scritti ma centro vivo di cultura, aveva esposto i suoi insegnamenti Claudio Galeno (129-200 d.C.), il principe della medicina romana (312), medico dell’imperatore Marco Aurelio e poi dell’imperatore Commodo.
Per secoli, in questa «zona medica» si riunivano i medici romani sotto la protezione di Apollo, dio greco delle malattie e della salute.
Il suo culto era stato introdotto a Roma nel 432 a.C. Inoltre, a poca distanza si ergeva il Tempio dei gemelli Castore e Polluce, divinità pagane, benefiche e soccorritrici nelle necessità della vita. I santi Cosma e Damiano, gemelli e medici martiri, potevano sostituire adeguatamente i gemelli pagani. Il papa intuì questa felice sostituzione, sollecitato anche dai numerosi immigrati provenienti dal medio oriente e dal fatto che i gemelli Cosma e Damiano erano ormai venerati in varie parti del mondo cristiano come taumaturghi in problemi di salute e in altre necessità (313). Si può inoltre ricordare che presso il Tempio di Castore e Polluce c’era il Lacus Iuturnae, le cui acque erano ritenute salutari (314). Non è improbabile che il pozzo medicinale nella grotta della Basilica inferiore, presso la rotonda d’ingresso, sia stato contrapposto, in chiave cristiana, alla Fonte di Giuturna.
È anche utile non ignorare che nel Tempio dei Càstori era ospitata un’edicola sacra dedicata a Esculapio, dio greco della medicina, il cui culto era stato introdotto a Roma nel 293 a.C. in seguito a una epidemia.
Sostituendo il culto dei Santi Medici, il papa si proponeva di “convertire” la medicina, posta a servizio dell’uomo.
Nel contempo il papa, dedicando un santuario nel centro di Roma a due santi orientali, intendeva forse accattivarsi la simpatia dell’Impero romano bizantino in fase di espansione a scapito dei Goti. Siamo all’inizio dell’età di Giustiniano (527-565). Nel 526 fu iniziato il mosaico nell’abside della basilica. È opera di scuola romana. Al centro domina la figura di Cristo, signore della storia, vestito di toga clavata e pallio letterato, fra nubi dai colori drammatici. Fanno la loro comparsa in anteprima alcuni sprazzi di impressionismo.
Per accedere a Cristo vittorioso è necessario attraversare il Giordano, simbolo del battesimo e della grazia conferita. L’ apostolo Pietro presenta Cosma e l’apostolo Paolo presenta Damiano perché ricevano da Cristo la corona dei martiri. Volti espressivi, colori meravigliosi, composizione grandiosa. Il papa Gregorio Magno, sullo scorcio del secolo (nel 592), fece traslare le reliquie dei Santi Medici martiri (e dei loro fratelli) da Cirro a Roma, ponendole nel pozzetto sotto l’altare maggiore.

Iscrizione dedicatoria
Sotto la composizione musiva corre un’iscrizione poetica in lettere auree su fondo azzurro intenso. Sono tre coppie di versi disposti secondo lo schema classico del distico elegiaco, che implica un esametro seguito da un pentametro. Ogni coppia è separata dalla successiva da una croce, mentre una foglia (poniamo un *) indica la cesura semiquinaria del pentametro. Riportiamo la scritta e la sua traduzione.

AULA DEI CLARIS RADIAT SPECIOSA METALLIS
IN QUA PLUS FIDEI * LUX PRETIOSA MICAT 
MARTYRIBUS MEDICIS POPULO SPES CERTA SALUTIS
VENIT ET EX SACRO * CREVIT HONORE LOCUS 
OPTULIT HOC DOMINO FELIX ANTISTITE DIGNUM
MUNUS UT AETHERIA * VIVAT IN ARCE POLI 

Traduco in italiano
La chiesa di Dio risplende meravigliosa di pietre policrome, in
essa però sfolgora maggiormente la luce preziosa della fede.
Per i meriti dei medici martiri viene al popolo speranza certa di salvezza.
E questo luogo dalla sua dedicazione sacra crebbe [in prestigio]4.
Felice lo ha consacrato al Signore quale dono degno di un papa
perché egli meritasse di vivere nella gloriosa città del cielo.


L’ iscrizione dedicatoria riecheggia il fascino dell’incontro con la realtà escatologica, mentre esprime anche la consapevolezza degli
autori e dei committenti che il mosaico è un’opera monumentale, lasciata in eredità ai posteri.
L’ apologesi del martirio diventa messaggio di proposta e di speranza. Lo splendore dell’arte evoca le meraviglie della fede. In questa ottica i martiri hanno dato la propria vita e il papa ha dedicato loro questo splendido luogo di culto. Così ogni fedele deve operare e tenere fisso lo sguardo alla gloria futura, incoraggiato dalla testimonianza dei martiri.
L’ impegno entusiasta del cristiano nasce anche dal fatto che rifulge ai suoi occhi una ferma speranza proprio in forza del martirio
dei Santi Medici, testimoni di fede e di carità.

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