Michele Valbonesi (da Ranchio (1731-1808)

ichele Valbonesi nasce a Ranchio di Sarsina nel 1731 da Anna Maria e Pietro Giovanni Valbonesi e, secondo le scarne notizie biografiche rilevate dal Libro dei Censi della Confraternita del SS.mo Sacramento e del Rosario di Ranchio viene battezzato presso la chiesa del paese il 13 ottobre 1731. La stessa fonte riporta che, fin dalla prima giovinezza, egli doveva trovarsi lontano dalla sua famiglia, considerato che risultava essersi “allontanato da casa per studiare l’arte pittoresca in Bologna”. Probabilmente all’inizio della sua carriera di pittore, fu sostenuto da alcune confraternite laicali ed incontrò il favore dell’arciprete don Pietro Gabriello Massi, una delle voci più autorevoli della Diocesi di Sarsina. Di certo, considerate le commissioni e le attribuzioni relative al periodo 1755 1765, possiamo affermare che il pittore si era guadagnato, in breve tempo, una certa fama nella Val di Borello che lo portò, in quegli anni, a lavorare intensamente. Parimenti influirono sulla sua formazione gli studi maturati nella vicina Cesena, sulla produzione pittorica seicentesca e sulle opere eseguite da Corrado Giaquinto nel 1750-’52 come il ciclo di affreschi nella cappella della Madonna del Popolo nella cattedrale di Cesena e “La nascita della Vergine” nella chiesa del Suffragio. Le scarne notizie biografiche rilevate dal Libro dei Censi della Confraternita del SS.mo Sacramento e del Rosario di Ranchio e da altri documenti d’archivio, raccontano che nel 1755 Michele Valbonesi è l’autore del “Martirio di San Bartolomeo”, opera conservata tuttora nella parrocchiale di Ranchio e ritenuta probabilmente la sua migliore prova d’artista: il dipinto mostra la truce scena del martirio di San Bartolomeo, che appare legato ad un tronco di colonna attorniato da alcuni carnefici. In primo piano è dipinta una splendida figura femminile, in atto di disperazione, ed un bambino seminudo, secondo una tradizione iconografica diffusa nel periodo della Controriforma con riprese postume da parte di alcuni artisti di area bolognese. Dimostrabile è la sua conoscenza degli affreschi dipinti da Marcantonio Franceschini per la Chiesa dei Santi Bartolomeo e Gaetano a Bologna. A testimoniare poi la presenza del Valbonesi a Cesena è poi la chiara assimilazione nelle sue opere dei modelli del Giaquinto, negli affreschi che egli eseguì per la cappella della Madonna del Popolo nella cattedrale di Cesena e la tela con “La Nascita della Vergine” per la chiesa del Suffragio, considerate le forti analogie esistenti soprattutto con “Il Transito di San Giuseppe” dipinto da Valbonesi nel 1753 per la Chiesa di San Romano. Attorno al 1755 l’artista esegue nella cappella di San Vicinio della Concattedrale di Sarsina le quattro scene dedicate ad episodi della vita del Santo tuamaturgo: “Il ritrovamento nelle acque del Savio della prodigiosa Catena”, “Il ritorno alla libertà del Sacerdote Pertaro e la guarigione dello storpio di Arezzo”, “La punizione di una mugnaia che aveva irriso San Vicinio” e “San Vicinio guarisce un’ossessa”, anch’essi ritenuti fra le opere più rappresentative del Valbonesi.
Attorno al 1755 l’artista esegue nella cappella di San Vicinio della Concattedrale di Sarsina le quattro scene dedicate ad episodi della vita del Santo tuamaturgo: “Il ritrovamento nelle acque del Savio della prodigiosa Catena”, “Il ritorno alla libertà del Sacerdote Pertaro e la guarigione dello storpio di Arezzo”, “La punizione di una mugnaia che aveva irriso San Vicinio” e “San Vicinio guarisce un’ossessa”, anch’essi ritenuti fra le opere più rappresentative del Valbonesi. Tra le sue opere più significative è da segnalare anche “La decollazione di Giovanni Battista”, che risale al 1755 circa e si trova oggi presso la Chiesa di Santa Caterina in Bertinoro, e “Il Martirio dei Santi Cosma e Damiano” nella parrocchiale dei Ss. Cosma e Damiano in Mercato Saraceno. La morte lo coglierà nella nativa Ranchio il 5 marzo 1808; sette anni prima, nel 1801, aveva prestato un’ingente somma di denaro alla comunità di Ranchio per il restauro della chiesa plebana di San Bartolomeo.