Palma il Giovane
Jacopo Negretti detto Palma il Giovane, Ultimo, in ordine di tempo, dei pittori veneti del Cinquecento. Da giovane visse a Pesaro e a Roma così che la sua arte è un tentativo di assimilazione del colorismo veneziano, con il disegno romano e toscano. Ha dipinto moltissimi quadri di argomento religioso e storico. Emma Calabi lo ha indicato come un pittore che ha dominato nel «campo pittorico locale per quasi tutto il secolo, anche perché le numerose opere, che lasciò nella città e nella provincia, furono ai giovani artisti provinciali un modello non più dimenticato. Tali dipinti ad olio e a fresco, in parte firmati e datati o documentati da carte d'archivio e, a Salò, da scritti autografi del pittore, ci attestano che egli fu più volte nella regione bresciana durante l'ultimo, secentesco, periodo della sua vita». Documentata particolarmente è la sua presenza in Salò, probabilmente segnalato dal pittore Magonza con il quale collaborava a Venezia già nel 1595 e nel 1600. Nel dicembre 1601 il Palma iniziava con le persone incaricate a provvedere la pala del coro del Duomo di Salò, le trattative per la pala stessa. Tale lavoro fu poi completato dagli affreschi eseguiti nel coro stesso. M. Ciampi documenta come il 7 gennaio 1602 il Palma scrisse che voleva come collaboratore Antonio Vassilacchi detto l'Aliense; e questi, recatosi sul posto, presentò un progetto del Palma che fu letto nella riunione del Consiglio del Comune il 13 gennaio 1602, ma che non fu accettato. Mutato il progetto, il 25 dello stesso mese fu stretto il contratto con il quale l'Aliense impegnava sé e il Palma a dipingere tutto il coro della chiesa. L'opera doveva essere terminata per il successivo Natale e comprendeva: "Assunzione della Vergine con Apostoli e Santi"; "Storia di Elisabetta"; "Adorazione del serpente"; "Caduta della manna"; "Evangelisti" e "...quattro figure con li suoi nicchio...". La ratifica del contratto da parte del Palma fu annunciata agli Eletti di Salò dal nunzio di questo Comune, messer Giovanni Battista Dolajolo, con una lettera del 3 febbraio 1602, e ebbe luogo a Venezia l'8 febbraio. Verso la metà di maggio i due pittori, giunti a Salò, iniziarono la decorazione del catino dell'abside con l'Assunta, ma, per le incertezze del Comune riguardo al progetto, interruppero i lavori e tornarono a Venezia. Qui appresero che non avrebbero più dovuto decorare la cupola del Duomo e, in seguito a ciò, i quadri commissionati furono eseguiti con ritardo, nonostante le pressioni degli Eletti di Salò. Finalmente, nella Pasqua dell'anno 1605, le opere furono esposte a S. Zaccaria a Venezia, e si suppone che i pittori si siano recati per la Pentecoste a Salò, dove terminarono i lavori. Insieme essi affrescarono il catino dell'abside con "Assunta" e i quattro Evangelisti nelle vele della cupola. Palma eseguì: "Visitazione", "Adorazione del serpente", "Sacrificio di Abramo", "Uccisione di Abele". Nel 1621 Ottavio Rossi gli scriveva per avere da lui "...disegnato a penna il ritratto di Adone in atto di partirsi dalla sua Venere". Nel 1627 il vescovo Marino Giorgi gli commissionava il quadro della "Vergine con il Bambino e Santi". È del 1628 "L'Annunciazione" del Duomo di Salò.