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Salvatore Rosa (Napoli, 1615 - Roma, 1673) - Iconografia e Venerazione dei santi Cosma e Damiano

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ICONOGRAFIA E VENERAZIONE DEI SANTI MEDICI COSMA E DAMIANO

Salvatore Rosa (Napoli, 1615 - Roma, 1673)

alvator Rosa nasce a Napoli, intorno al 22 luglio del 1615. È stato un artista a trecentosessanta gradi, barocco, soprattutto pittore e incisore, oltre che apprezzato poeta e versato teatrante. Giovanissimo, Salvator attira le attenzioni degli altri artisti napoletani, grazie al suo luminoso talento. Il pittore Lanfranco allora, vedendolo lavorare, gli consiglia di recarsi a Roma per qualche anno onde ampliare i propri orizzonti artistici frequentando gli ambienti più caldi della pittura.
Nel 1634 pertanto si trasferisce nella capitale. L'adesione che compie, dal punto di vista pittorico, in questo periodo, lo lega alla Scuola dei Bamboccianti. Ben presto però ne rinnega gli stilemi, pentendosi di aver preso parte all'indirizzo. Contemporaneamente Rosa si dedica anche alla coreografia, allestendo le scene di spettacoli carnascialeschi di carattere satirico, collaborando con Claude Lorrain e Pietro Testa, artisti barocchi, e facendo la conoscenza del Bernini, con cui è sovente in disaccordo.
Entro il 1636 però l'artista ritorna nella sua città, Napoli. Comincia allora a dedicarsi all'esecuzione di paesaggi con scene che rappresentano vere e proprie anticipazioni pittoriche, con soggetti movimentati, spesso drammatici. Svende questi dipinti per pochi soldi, senza che il suo enorme talento venga compreso negli ambienti di rilievo, restando all'ombra dei nomi che in quel periodo dominano la scena artistica cittadina, come il suo maestro Ribera, ma anche Battistello Caracciolo e Belisario Corenzio.

Nel 1638 viene chiamato a Roma dal cardinale Francesco Maria Brancaccio, da poco tempo nominato vescovo a Viterbo. Per Salvator Rosa è una piccola svolta, perché l'ecclesiastico gli affida la sua prima opera di carattere sacro, all'interno della chiesa Santa Maria della Morte. L'opera che realizza è "L'Incredulità di Tommaso", per l'altare della chiesa; in quest'occasione il pittore fa la conoscenza del poeta Abati, con cui stringe un'amicizia sincera. È proprio il letterato, successivamente, ad incoraggiare Rosa dal punto di vista poetico e letterario.

Nell'autunno del 1639 Rosa è a Firenze. Qui vi rimane, secondo le fonti, per circa otto anni, promuovendo l'Accademia dei Percossi che riunisce poeti, letterati e pittori. L'artista partenopeo per un certo periodo alberga a Volterra, presso Ugo e Giulio Maffei, altri accademici. Al contempo, ormai versato in più ambiti artistici, compone le sue celebri "satire", dedicate rispettivamente alla musica, alla pittura, alla poesia e alla guerra. È proprio in questo momento florido della sua vita artistica che il pittore napoletano, per via della scelta dei suoi soggetti bellici e movimentati, viene soprannominato "Salvator delle battaglie", autore come detto di grandiose e sceniche guerriglie per mari e via terra.
Tuttavia il suo catalogo non si esaurisce all'unico tema della battaglia. Un famoso quadro sui Santi Medici In una lettera all'editore Bottari datata 11 ottobre 1669 (cit. in Cesareo, vol. II, p. 131 n. CXXIV), Salvator Rosa afferma di aver iniziato a lavorare da cinque mesi all'opera, che gli era stata commissionata da Filippo Nerli per ornare l'altare della propria cappella in S. Giovanni dei Fiorentini, di cui il padre Pietro aveva iniziato la decorazione, e di averla dovuta consegnare in gran fretta, perché fosse esposta durante la festa fatta nella chiesa per la canonizzazione di S. Maddalena de' Pazzi, avvenuta da poco. L'opera è tra i rari esempi di pale d'altare di grandi dimensioni eseguite dal Rosa, che si accinse all'impresa desideroso di far valere anche in questo genere la sua bravura e di emulare Michelangelo (Passeri, p. 394). Eseguita negli ultimi anni di vita del pittore, ispirandosi alle complesse composizioni dei grandi maestri barocchi, la tela non raggiunge risultati completamente persuasivi e già dai contemporanei fu criticata per "errori di disegno e impostazione"; ne esiste uno studio a penna nella Stadbibliothek di Lipsia.

da: Catalogo Generale dei beni Culturali et al., 18/09/2026, F.sco Pinto

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