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Satriano - Iconografia e Venerazione dei santi Cosma e Damiano

titolo del sito del comitato feste patronali di Alberobello
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Centro Studi Internazionali Pierre Julien
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ICONOGRAFIA E VENERAZIONE DEI SANTI MEDICI COSMA E DAMIANO

Satriano

IL CULTO > Italia > Calabria
l culto dei Santi Cosma e Damiano, è stato da sempre molto radicato nella Comunità di Satriano ed ogni anno, trova la sua significativa rivelazione nelle diverse iniziative che vengono programmate. Negli ultimi anni la Festa dei Santi Medici ha assunto rilevanti proporzioni, nonché un rinnovato slancio grazie soprattutto alle costanti e tenaci esortazioni del Parroco, Don Alessandro Iannuzzi e al lavoro intenso e appassionato del Comitato promotore. La statua lignea, restaurata, è del 1871 opera di Nicola Drosi, scultore locale. Lo stesso Drosi da Satriano scolpirà in seguito le statue dei santi Medici di Riace.

Al centro dei festeggiamenti c’è stato l’evento devozionale e religioso che ha trovato ampio respiro nei giorni della novena, molto partecipata in ognuno dei suoi momenti, adeguatamente preparati e guidati dal Parroco.
Puntuale e assidua, la Comunità si è ritrovata ai diversi appuntamenti quotidiani: la preghiera delle lodi, l’ora di adorazione, la meditazione di misteri del rosario, la preghiera dei vespri, il canto della novena e l’invocazione litanica, la Celebrazione della messa, la veglia; momenti di preghiera dal carattere “antico e sempre nuovo”.
Intensi giorni di grazia impreziositi dall’avvicendarsi dei diversi cori delle parrocchie vicine nell’animazione liturgica e avvalorati soprattutto dall’alternarsi di altrettanti Sacerdoti, la cui presenza ha dato alla Festa un considerevole spessore anche in ambito dottrinale, culturale e sociale.
Nella messa dedicata agli ammalati, sono convenuti, per la prima volta e dietro invito personale del Parroco, i Medici, i Farmacisti gli Infermieri i Volontari e gli Operatori del settore Socio Sanitario, i quali, seppure in rappresentanza, hanno fatto da sostegno e da corona agli ammalati presenti ai piedi dell’altare, offrendo a Dio, rispettivamente, gli uni l’affidamento del proprio servizio e della propria missione, gli altri la fragilità della loro malattia, vissuta come luogo privilegiato di incontro con il Signore della vita.

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