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Pegola di Malalbergo - Iconografia e Venerazione dei santi Cosma e Damiano

titolo del sito del comitato feste patronali di Alberobello
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ICONOGRAFIA E VENERAZIONE DEI SANTI MEDICI COSMA E DAMIANO

Pegola di Malalbergo

IL CULTO > Italia > Emilia Romagna
a parrocchia di Pegola è la più antica del territorio comunale; già nel 1085 era nota come Vicus Peola, ultimo comune tra il Reno e il Savena, sede del Dazio per la navigazione sul naviglio che univa Ferrara a Bologna per via di acqua. Spiegabile, quindi, per la presenza di barcaioli operai e fabbri la derivazione di Pegola, pece, con la quale venivano rivestite le barche. Alcuni documenti dell’archivio di Stato di Bologna, recanti la data del 29 dicembre 1149, trattano della vendita di una pezza di terra nel territorio di Pegola, detto Cosma Damiano. “Don Lambertus rector ecclesiae Cosme et Damianii de Peola excusavit”, così recitano le Rationes decimarum della diocesi di Bologna nel 1300. Non doveva certo con la sua parrocchia nuotare nell’oro! Il primo edificio fu costruito dai monaci che si erano stabiliti presso la foce del canale Navile. Nel 1341 i monaci lasciarono la chiesa dedicata ai Santi Medici, portandosi più a nord e, alla loro dipartita, si insediò a Pegola un parroco secolare. Per queste vicende la chiesa decadde in condizioni così miserande che il parroco la fece riedificare tra il 1834 e il 1837. Altro rifacimento avvenne nel 1892.
La chiesa aveva all’interno una pietà in terracotta di Nicola de Carli, (1868-1942) e, sempre dello stesso autore, due statue di Cosma e Damiano che venivano portate in processione il 27 settembre. Il pezzo di maggior valore, un grande quadro di Bartolomeo Ramenghi, detto il Bagnacavallo, rappresentante il “Miracolo della gamba”, venne orrendamente restaurato alla fine del Novecento. Questa chiesa nel 1970, per motivi logistici, si trasferì ai bordi della strada statale, poiché i vecchi nuclei abitativi si erano sistemati lungo la statale e, chiusa al culto, era stata lasciata andare in rovina. Nel 1972 si era trasferita nella nuova sede che di tutto aveva l’aspetto tranne quello di una chiesa. Ma la volontà del parroco don Giovanni Ravaglia, alla fine del Novecento-primi anni del Duemila, da poco deceduto, riuscì a portare a termine sempre in un terreno vicino alla strada una splendida chiesa moderna, nella sua semplicità, sulla cui facciata campeggiano, una alla destra, l’altra alla sinistra, le figure dei due santi in due grandi vetrate a colori; sul piazzale davanti alla chiesa è stata posta la croce del campanile della vecchia chiesa abbattuta da un fulmine nel 1980.

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